Il metodo

Cos’è il teATro transazionale

Il teATro transazionale è l’integrazione dell’Analisi Transazionale al teatro ed è un metodo creato e sviluppato da Igor Loddo. Un neologismo che riflette una sinergia precisa: da un lato l’arte teatrale nella sua dimensione fisica, vocale e improvvisativa; dall’altro la comprensione delle dinamiche umane attraverso i concetti fondamentali dell’AT — la teoria psicologica sviluppata dallo psichiatra Eric Berne negli anni ’50.

L’Analisi Transazionale si concentra sullo studio delle interazioni sociali e dei modelli comportamentali, articolandosi attorno ai tre stati dell’io: Genitore, Adulto e Bambino — le parti distinte della personalità che ciascuno di noi porta in scena ogni giorno, nelle relazioni e nelle scelte. Il teATro transazionale porta questi principi direttamente nella pratica: sulla scena, nel processo creativo, nell’interpretazione.

Lavorare con questo metodo significa unire la pratica teatrale alla psicologia delle transazioni, evidenziando la relazione tra i personaggi sul palco e l’analisi delle interazioni umane. Non è psicoterapia, non è counseling, non è spettacolo fine a se stesso: è un processo esperienziale in cui il cambiamento emerge dal fare insieme, dall’ascolto, dalla presenza autentica.

Partecipare a un percorso di teATro transazionale aiuta a comprendere in modo più profondo le dinamiche tra i personaggi di un testo, e al tempo stesso apre uno spazio inaspettato: la possibilità di scoprire e osservare aspetti inediti della propria personalità, in modo spontaneo e senza forzature.

Tre dimensioni

Come si lavora

G

Corpo e voce

Il lavoro parte dalla fisicità: la postura, il respiro, il movimento nello spazio. Il corpo non mente e porta in scena ciò che le parole non dicono.

A

Relazione e ascolto

Al centro c’è sempre l’incontro con l’altro. L’AT offre strumenti per riconoscere le dinamiche relazionali e trasformarle — in scena e nella vita.

B

Improvvisazione e scena

L’improvvisazione è il laboratorio del presente: un luogo dove sperimentare nuove risposte, uscire dagli automatismi, ritrovare la spontaneità.

La scena non è un luogo dove si recita qualcosa di già scritto. È il luogo dove si scopre chi si è — nell’incontro, nell’ascolto, nell’imprevisto.

A chi è rivolto

Per chi vuole lavorare in profondità

Il teATro transazionale si rivolge a chi è curioso di sé, a chi lavora con le persone — formatori, counselor, insegnanti, manager — e a chi semplicemente sente che c’è ancora qualcosa da scoprire nel modo in cui comunica e si relaziona.

Non è richiesta alcuna esperienza teatrale. È richiesta la disponibilità a mettersi in gioco, a stare nel processo e a lasciarsi sorprendere.

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